GIUGNO 2012

  • GUIDA GLUTEN FREE: LA PIZZA CELIACA A MILANO

    Categorie: Guida Gluten Free, Nutrirsi

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    Non è facile essere celiaco a Napoli, e allora mi sono trasferito a Milano.
    Sono sempre stato un illuso.

    Tanto per fare un esempio.
    Come può un napoletano stare senza pizza?
    Ma a Milano, diversamente da quanto pensavo, non ci sono tante pizzerie che fanno “la celiaca”.
    Facendo un accurato studio preventivo su internet, calcolando la facilità di raggiungerle e i commenti degli utenti, ho provato alcune pizzerie milanesi. La prima è stata La rosa antica, che però si chiama anche Panta Rei Club e quindi mi ha reso un po’ complesse le ricerche su google. Ha molti pregi. Si trova non lontano dalla fermata della metro di Moscova, perfetta anche per una passeggiata post-cena; ha spesso musica live; i prezzi non sono esagerati e sono accuratamente riportati tutti sul sito; il sito ha la musichetta di Mary & Max. E non è poco. Se non fosse che – ma lo so, è solo un dettaglio – la pizza celiaca non è che sia proprio buona buona.

    Secondo tentativo: Ristorante Pizzeria Bebop. Già meglio. Raffinato, elegante, attento non solo ai celiaci ma anche ai vegetariani. Anche in questo caso non troppo difficile da raggiungere con i mezzi (il tram numero 9, alla fermata Col di lana, ti porta praticamente accanto al ristorante). Ho trovato la pizza migliore rispetto a quella del Panta Rei, e credo di aver capito che anche quella per non celiaci non è male. Occhio però ai prezzi, un po’ più alti rispetto all’altra pizzeria. In entrambi i casi è meglio avvisare che sta per arrivare un celiaco, che loro si preparano psicologicamente. Al Bebop addirittura bisogna ricordarlo quando si arriva all’ingresso da dove poi vi viene dato il tavolo. Una volta non l’ho fatto e sono stato cazziato (ma avranno le loro buone ragioni).

    (altro…)

  • BREVE AUTOBIOGRAFIA TRAGICA, VOL. 1

    Categorie: autobiografia tragica

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    Prologo
    Sono l’ultimo di tre fratelli. Dopo aver partorito il primogenito, mia madre ebbe un malore così forte che un esimio dottore le rivelò di doverle asportare l’utero.
    Ora: se tu, o lettore, sei una donna, potrai immaginare quali possano essere state le reazioni di sgomento e disperazione. Se sei un uomo, potrai fartelo spiegare per avere una minima percezione della cosa. Come ho fatto io.

    Sta di fatto che mio padre si rivolse a uno specialista che, ringraziandaddìo, gli spiegò che era una semplice infiammazione, che si poteva curare con alcuni medicinali, e che l’altro dottore era un cretino. Mio padre gioì per le prime due informazioni ma ebbe un moto di orgoglio anche per la terza.
    Dopo pochi mesi infatti, mia madre era incinta del secondogenito.
    In questa parte della storia io non esisto ancora, ma a questo punto, o lettore, potrai immaginare – sia che tu sia un uomo o una donna – che per me il rischio di non esistere nemmeno adesso è stato bello grosso.

     

    Capitolo 1 – la nascita
    Di tanto in tanto, come se niente fosse, i miei genitori mi hanno parlato di una certa gemella che io avrei dovuto avere e che è morta durante il parto. È morta così prematuramente che non se ne conosceva nemmeno il sesso. Ma siamo tre figli maschi; posso benissimo capire mia madre quando, nel raccontarmi la storia, ne parla come se fosse stata sicuramente una donna.

    Io non ne so molto di medicina, quindi provo a raccontare al vicenda nel modo più scientifico che conosco: io e la mia sorella gemella eravamo collegati alla mamma tramite una specie di tubicino che ci passava le sostanze di cui ci nutrivamo. Ma io mangiavo sia quello che arrivava per me, sia quello che arrivava per la gemellina. Di conseguenza lei è morta.
    Se tu, mio defunto gemello, sei una donna, immagina che trauma è stato per me scoprire di essere stato il tuo carnefice. Se invece sei un uomo, immagina che figata poter dire in giro di essere nato già con la fedina penale sporca. Sono nato assassino.
    Nemmeno mia madre ne sa molto di medicina, per cui quando mi spiegava la faccenda della gemella la chiudeva subito riassumendo con “è morta perché tu te la sei mangiata”. Mia madre ha sempre saputo trovare le parole giuste.
    Sono nato cannibale. Ma questo non era poi così figo da andarlo a dire in giro.

    Maschio o femmina che tu sia, o lettore, capirai che un bimbo nato in una famiglia cattolica come la mia, che si sente spiegare di aver mangiato la propria sorella gemella quando non si era ancora formato, non poteva non immaginare che il Signore Iddìo lo avrebbe punito per questo mortale peccato di gola.
    Ti sei voluto mangiare tua sorella prima di nascere? E mo’ non potrai mangiare più niente.
    E questa, lettore o lettrice, è stata sempre la risposta scientifica che mi davo quando da piccolo mi domandavo Ma perché sono celiaco?

  • LA CORTESIA DEGLI SCONTRINI

    Categorie: Dialogoi, Uncategorized

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    – Avanti il prossimo. Dimmi.
    – Buongiorno!
    – Dimmi.
    – Sì, guardi, vorrei un gelato.
    – Siamo al banco dei gelati, sicuramente non vuoi una pizza.
    – …….  Beh…
    – Dimmi i gusti.
    – Ah sì, allora… mmm… vediamo…
    – Presto!
    – Sì, scusi. Nocciola e cioccolato.
    – Finalmente!
    – Mi scusi. Ah, mi raccomando non mi dia il cono, ma la vaschetta…
    – Il cioccolato non c’è…
    – … perché sono celiaco e quindi….
    – … ti metto il kinder…
    – … il cono non me lo posso mangiare.
    – Ecco il tuo cono.
    – Ma guardi…
    – Avanti il prossimo.

    A volte mi sento leggermente spiazzato quando sugli scontrini trovo scritto “Grazie per averci scelto. Arrivederci”.

  • E’ PREMESSO?

    Categorie: Uncategorized

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    Questo non è un blog di cucina.
    Ché io sono scarso a cucinare, e se non avessi altra scelta, non accetterei mai di mangiare qualcosa preparata da me.
    E non è un blog di informazione scientifica. Ché io, pur essendo celiaco, sono un testone ignorante che per non sentirsi un diverso rifiuta di informarsi più del dovuto.
    E nemmeno qui si tenta di formare una comunità dei celiaci che s’incontrano a fare raduni privi di glutine ché io sono introverso e pure un po’ asociale e stronzo.

    Sì, scusa Angelo, ma allora che cazzo è ‘sto sito? 
    E che ne so, io? non mi state addosso! è…. è un sito che…. un blog in cui uno che…
    Oddìo, ma saranno fatti miei, no?

    Ecco!
    Ecco, appunto… è un blog di fatti miei.
    Inerenti la misera vita di un misero celiaco.
    Per ora accontentiamoci, ma via via cercherò di capire meglio che strada pigliare.
    È una premessa. 

  • INTOLLERANZA ZERO

    Categorie: Dialogoi, Uncategorized

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    – Ma che fai? Guarda che dovevi andare a destra.
    – Non ti accompagno a casa.
    – Come non mi accompagni?
    – Guardami in faccia. Non noti niente?
    – Senti, per piacere…
    – Guardami in faccia.
    – Io tengo fame!
    – E guardami!
    – Ti sto guardando, Savè, fai schifo, come sempre. Accompagnami a casa.
    – Non lo vedi il sorriso?
    – Il che?
    – Il sorriso! Sto sorridendo.
    – (pausa) Io non lo volevo nemmeno il passaggio, Savè.
    – Oggi ti porto a mangiare con me!
    – Savè, ti giuro, fammi scendere, non dico niente a nessuno.
    – Angelo…
    – Savè…
    – Reggiti forte…
    – Saverio…
    – Mi hanno dato una promozione!
    – Ma vafanculo, Savè.

    – Ora passiamo a prendere Luca e vi porto a mangiare una bella pizza in un posto che so io.
    – Eh…
    – Che c’è?
    – Non per fare il guastafeste, ma il fatto è che sono celiaco. Io la pizza non me la posso mangiare…
    – Ah già, sei celiaco.
    – E lo so…
    – Ma che problema c’è? Lasciamo perdere la pizza. Conosco un ristorantino dove fanno la spaghettata migliore di Napoli.
    – Eh…
    – Nemmeno la spaghettata?
    – Quella è proprio la farina di grano che non posso pigliare.
    – Vabbuò, Angelo, pigliamo il toro per le corna. Ci facciamo il classico panino e birra, che ne dobbiamo fa del primo piatto?
    – Eh…
    – Ah già… il panino!
    – Veramente anche la birra…
    – Che cI mettono la farina dentr’a birra?
    – No, però c’è comunque il glutine… e io a quello sono intollerante.
    – E tu ti pigli qualche altra cosa, Angelo. Pigliati un babbà, che ti posso dire.
    – Potessi mangiarlo…
    – Un panzerotto.
    – Come se avessi accettato.
    –  Un cannuolo siciliano!
    –  Ritenta.
    – ‘Na porzione di patate fritte!
    – Possono essere contaminate.
    – Un po’ di zucchero a velo!!!
    –  Può essere rischioso…
    (la macchina frena bruscamente.)
    Scendi da questa macchina!
    – Savè…
    – SCENDI, TI HO DETTO!

    Non è facile essere celiaco a Napoli, e allora mi sono trasferito a Milano.
    Sono sempre stato un illuso.