FEBBRAIO 2013

  • THE MORTAL GAME (EPILOGO)

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    No perché magari era poco chiaro.

    Sono finalmente stato abilitato a prendere i prodotti senza glutine a Milano, dopo tanto peregrinare fra Asl e Aic.
    Ed è vero che ho mandato una quantità esagerata di mail per cercare di farmi sentire dall’una e dall’altra;
    è vero che sono andato più volte all’Asl – le prime volte invano;
    è vero che mi hanno fatto fare il giro degli sportelli perché nessuno sapeva bene come regolarsi, facendomi ognuno ripetere il mio problema per poi scaricarmi a un altro sportello dove forse ne sapevano di più;
    è vero che sono dovuto scendere a Napoli per cambiare il mio medico, che mi hanno fatto prenotare una visita dal gastroenterologo perché dimostrassi di essere ancora celiaco, che ho dovuto fare la residenza a Milano. Insomma è vero tutto quello che ho raccontato in modo esasperato nei tre post del Mortal Game.

    O quasi tutto.

    Sì perché, per dire, la questione del tizio assurdo della Asl che mi perseguitava e mi buttava la farina addosso e mi parlava con accento tedesco, lo ammetto, quella me la sono inventata.
    Era così, per farci dell’ironia e non deprimermi del tutto, e volevo chiarirlo.

    Sì, lo so, lo so che era scontato.
    Vi spiego: è che leggendo il commento di Hermann all’ultimo capitolo del Mortal Game, ho pensato che forse era poco chiaro, e allora ho pensato di scrivere questo post.

    Poi però, mentre scrivevo, ho riflettuto sul fatto che costui dice di lavorare in una Asl lombarda e si firma con un nome tedesco. E allora ho capito tutto.

    P.S. Caro Hermann, se leggi questo post… non ti offendere, sto solo scherzando.

  • QUELLA VOLTA DI SOLE

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    Quindi passeggiavo lungo il naviglio grande, ché quando c’è quel sole qui, pure Milano pare bella. E stamattina passeggiavo.

    Di fronte al ponticello c’è il Libraccio; due piani di carta nuova e usata che m’attrae puntuale quando passo di lì e son solo e c’è quel sole qui. C’ho speso nonsoquànto tempo in mezzo a quelle quarte di copertina, e in quel nonsoquànto tempo, pensavo che

    • Sulla copertina del mio libro ci voglio dei disegni;
    • In effetti prima o poi devo finirlo di scrivere, il mio libro;
    • Pure prima di girare quest’ultimo cortometraggio ne parlavo come se già fosse finito e ragionavo su un eventuale seguito;
    • Quando mi fisso troppo su un’idea da realizzare, ci penso così tanto da convincermi che sia un capitolo chiuso. Se qualcuno non mi ricorda che devo ancora realizzarla passo ad altro;
    • Per quanto un libro possa essere affascinante, usato e a poco prezzo, la spilorceria di uno studente fuori sede e senza lavoro vince sempre, portandoti alla mente tutti i libri che hai da leggere, e al poco tempo che hai per leggerli;
    • Un libro non letto da comprare ha un fascino sempre maggiore di un libro non letto già comprato;
    • Devo ancora leggere il libro che mi ha regalato Ilaria a ottobre. Non me l’ha ancora dato, ché vuole leggerlo prima lei. Ma dice che è mio e che quando lo voglio basta che dirglielo e me lo presta;
    • Per quanto possa essere costoso un drink, la sciatteria di uno studente fuori sede, anche se senza lavoro, vince sempre, potandoti a pensare che si vive una volta sola, che si deve bere finché si è giovani, e altri luoghi comuni più o meno convincenti;
    • Se assumessero solo per la domenica, ci lavorerei al Libraccio;
    • Uscire da una libreria dopo due ore di consultazione senza comprare niente, mi provoca un imbarazzo che mi porta a fingere di parlare al cellulare quando passo davanti ai commessi;
    • La prima parte della frase precedente, quella fino alla prima virgola, se finisse con “non ha prezzo” sarebbe una tipica frase idiota da facebook;
    • Ormai i commessi del Libraccio penseranno che sono una persona che consuma un sacco di traffico telefonico. O che sono un idiota. Con o senza facebook;
    • Sono mesi che non aggiorno il blog, eppure qualcosina da dire ce l’avrei da quando sono diventato celiaco anche a Milano. Ma con quel sole qui, magari raccolgo giusto qualche pensiero sparso, ché poi, almeno per oggi, preferisco passeggiare.

    Ché con quel sole qui, mi sa che oggi ci torno, al naviglio.