APRILE 2013

  • TRACCE DI GLUTINE

    Categorie: Tracce di glutine

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    Ovverossia gli istanti in cui ti ricordi di essere inevitabilmente celiaco.

    – Quando per fare la spesa ci metti circa due ore. Da bravo studente fuori sede, infatti, ti metti a controllare quale tipo di risotto pronto costa quei due centesimi in meno, e quale conviene comprarlo domani ché oggi non puoi approfittare di uno sconto visto che non hai con te la carta fedeltà. Sembra un lavoro semplice, ma in realtà è frutto di manovre strategiche acutissime: una scatoletta di tonno sembra costare meno di un’altra, ma se poi controlli il prezzo al chilo – l’esselunga lo permette, ad esempio – ti rendi conto che se comprassi un chilo di un altro tipo di scatolette non considerate prima, queste ti farebbero risparmiare. Quindi vuol dire che nella prima scatoletta c’è una inferiore quantità di tonno rispetto alla seconda, e allora vada per la seconda. La metti nel carrello con la soddisfazione di chi riesce a risolvere un difficile indovinello pensando che a te non la si fa.
    Tutto questo lavoro malato che in sostanza ti porta ad acquistare i prodotti più scadenti che vengono gettati sul mercato giustificano in realtà solo la prima ora di spesa. L’altra ora è dovuta all’atto di controllare, tra i due risotti pronti che costano di meno, o tra i prodotti surgelati che al chilo sarebbero più a buon mercato, tutti gli ingredienti uno alla volta per verificare definitivamente che sì, quel risotto o quel prodotto surgelato, non solo costa meno, ma me lo posso pure mangiare.

    – Capita sempre che arriva qualcuno con un po’ di biscotti o dolci o checcazzonesò che dice a tutti Ne volete uno? Poi viene da te e dice A te non te lo offro, perché non puoi mangiarlo.
    Che comunque è sempre meglio di quello che invece te lo offre per poi dire Oh scusa, me ne dimentico sempre! Che a sua volta è sempre meglio di quello che te lo offre per poi dire sghignazzando Scusa, non ho resistito.

  • MAMEY – OVVERO MAMMA, CHE NE DICI DI UN CELIACO A COLAZIONE?

    Categorie: Guida Gluten Free, Nutrirsi

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    Ricordo ancora bene la mia prima colazione al bar, ma colazione seria. Quando cioè ho potuto chiedere al barista un cornetto al cioccolato, vedermelo portare al tavolo, e poterlo intingere nel mio bel cappuccino. Al primo morso di quella brioche bagnata di latte schiumato mi sono commosso, giuro. E la ricordo così bene la mia prima colazione al bar – ma colazione seria – perché è stata poche settimana fa. A ventiquattro anni.

    Ilaria mi voleva fare una sorpresa e una mattina mi sveglia di buon ora dicendomi Dobbiamo uscire. Era presto. La mando a cagare e torno a dormire. Era veramente presto. Ma lei insiste, aveva programmato di portarmi in questo posto. Dopo un paio d’ore mi convinco e salto in piedi. Usciamo.

    A Buccinasco, poco fuori Milano, hanno aperto questo negozio che si chiama Mamey. Un’idea geniale: un normale store per la celiachia con annesso… un bar. Un piccolo bar per fare una pausa prima o dopo la spesa celiaca. Non è geniale?

    Se ti stai chiedendo Mbè? E che c’è di geniale in un bar?, allora non sei celiaco. E vaffanculo, insensibile.

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  • NON C’È PEGGIOR CIECO DI CHI È CELIACO

    Categorie: autobiografia tragica, Nutrirsi

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    Oggi molti ristoranti sono attrezzati per poter rispondere al meglio anche alla fame dei celiaci; perlomeno un pacco di pennette rigate senza glutine ce l’hanno un po’ tutti. Ma per molto tempo non è stato così. Quando – per guadagnare qualcosa e illudendomi di avvicinarmi al cinema – facevo l’assistente a un operatore di video per matrimoni, ho potuto girare un po’ per ristoranti. Anche a noi tecnici era offerto il pranzo dagli sposi, ma solo alcuni camerieri mi rispondevano cordiali che non c’era nessun problema e che mi avrebbero portato un piatto di pasta celiaca. Altri mi guardavano spaventati, credendo che stessi facendo loro la supercazzola.

    Di solito i camerieri che mi trattavano meglio erano biondi, grassi, quasi sempre donne. Quando vedevo una grassona teutonica che si avvicinava al tavolo dei tecnici del matrimonio – fotografi, video-operatori, assistenti, tastieristi, strimpellatori più o meno esperti di chitarra o mandolino, storpiatori di canzoni classiche napoletane, tutti rinchiusi in un tavolino all’angolo che non dessero disturbo ai veri invitati – quando la biondona ci si avvicinava gentile coi piatti caldi da distribuire al nostro tavolo, io aspettavo il mio turno e poi, inarcando il viso a cucciolo di cerbiatto a cui hanno appena ucciso il padre, dicevo che No, grazie, io il primo non lo mangio ché non posso, anche se ho fame, non posso; sono celiaco.

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