BREVE AUTOBIOGRAFIA TRAGICA VOL.4

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    L’Eucarestia (II parte)
    Frequentavo il catechismo quando mi avvicinai all’orecchio della maestrina per dirle che, sì, avevo deciso, avrei fatto il prete. Mi sembrava un lavoro tranquillo, senza eccessivi sforzi, un posto stabile, mi mancava solo un’informazione per valutare appieno il mestiere. Le chiesi Quanto guadagnano i preti? Lei sorrise, e mi disse Non guadagnano niente. Io la presi male. Espressi un laconico e indignato “Ah”, e tornai a posto cancellando il parroco dalla lista dei possibili mestieri da fare da grande.

    In realtà c’erano due cose che la maestrina non mi aveva detto, per ingenuità o per non ledere l’immagine della Curia: uno, che anche i preti una forma di stipendio ce l’hanno; due, che io non avrei mai potuto prendere i voti.
    Ho saputo infatti che dal 1995 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha approvato un documento secondo il quale «…i candidati al sacerdozio che sono affetti da celiachia o soffrono di alcoolismo o malattie analoghe […] non possono essere ammessi agli Ordini Sacri».
    No, aspettate, ve lo ripeto: “…che sono affetti da celiachia o soffrono di acloolismo o malattie analoghe…”
    Siamo equiparati agli alcolisti! Per carità diddìo, io non ho niente contro di loro, ma vedere associata la mia malattia all’alcoolismo un po’ i coglioni me li fa girare visto che nessun celiaco, indipendentemente dalla propria forza di volontà, può scegliere di non esserlo.
    – Vuoi ancora un po’ di fette biscottate senza glutine? Sì, proprio quelle lì che le compri e già sono sbriciolate.
    – No, grazie. Ho smesso con la celiachia, non vorrei esagerare.
    Sarebbe una figata.

    Detto questo, l’associazione sbrigativa fra alcool e glutine è dovuta al fatto che il pane e il vino sono gli elementi che costituiscono l’Eucarestia, parte fondamentale della celebrazione liturgica. Poi i fedeli vedono che offri l’ostia ma che non la mangi, e pensano Vuoi vedere che a noi ci dà il corpo di cristo di seconda mano e lui si tiene le scorte con la migliore annata dòmini?
    Che poi, ripensandoci, io non mi ci vorrei vedere a dare l’ostia a tutta quella gente in fila, fedele dopo fedele, anche quando è quasi orario di pranzo, mentre lo stomaco invidioso mi fa strani rumori e mi sale l’acquolina. Come minimo, dopo l’eucarestia, ringrazio iddìo che il rituale sia finito e mi mangio un panino sull’altare. Sì, proprio uno di quei panini che mentre dai un morso si frantuma in mille parti e ti rimane il companatico fra le dita.
    Insomma tutto sommato posso dire che sì, non ho rimpianti per non essermi iscritto al seminario.

    Resta il fatto che io poi la prima comunione l’ho presa. Con me non fecero tutte queste storie di rito. È corpo del signore, ti può mai fare male?, mi dissero frettolosamente le maestrine. E per un po’ ho continuato così, a prendere l’ostia senza farmi troppi problemi, perché era corpo del signore, mi poteva mai fare male? E anche perché dopo un’ora di chiacchiere, l’eucarestia per me era la pausa pranzo della messa. Quando c’era da scambiarsi il segno di pace, io stringevo contento le mani a tutti i vicini di panca, ognuno di noi guardando l’altro e pensando Tra poco si mangia! Chissà se oggi c’è anche il vino?
    Non so quante ostie ho mangiato. Ti possono mai fare male?, mi dicevano.
    Poi avranno cambiato idea, se hanno dovuto fare le ostie per celiaci.

    PS: Poi il documento l’hanno leggermente modificato. «Data la centralità della celebrazione eucaristica nella vita sacerdotale, si deve essere molto cauti prima di ammettere al presbiterato candidati che non possono assumere senza grave danno il glutine o l’alcool etilico». Così pare meno brutto, no?

    Leggi pure
    – Guida Gluten Free – Le Specialità, Milano
    – Intolleranza zero