BREVE AUTOBIOGRAFIA TRAGICA, VOL. 2

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    Capitolo 2: L’avvento
    Era il compleanno di mia zia e c’era la torta. Io avevo appena un anno e mezzo, e non mi era mai fregato niente dei dolci. Ma quel giorno avevo capito che lo scopo della mia vita era poter assaggiare quel succulentissimo cilindro morbidoso. E appena i parenti la smisero di guardarmi e tenermi sotto controllo, mi arrampicai sul tavolone e l’assaggiai. Iniziò così.

    Da allora sono stato male quasi per un anno intero. Mi son fatto il giro di tutti gli ospedali di Napoli e Caserta, ma i dottori non sapevano che pesci pigliare. Ché all’epoca la celiachia non era così diffusa come ora. E pure ora, nonostante sia diffusissima, c’è ancora poca informazione a riguardo. Basti pensare che io scrivo “celiachia” e WordPress me lo segna come errore.
    Ma comunque… Un dottore disse a mia madre che ero solo stressato. A un anno e mezzo. Ero stressato. Pensate adesso.
    Il bello è che mia madre ci credeva. Mi portò a Sabaudia a farmi rilassare. Credo di essermi fatto le vacanze migliori della mia vita a quella tenera età. Ci fu anche una prozia che ebbe la soluzione su quale potesse essere il problema: qualcuno mi aveva fatto il malocchio!

    Ero magro. Magrissimo. Mia madre, poverina, vedendomi in quello stato mi dava da mangiare più di prima. Ma il glutine è insidioso, è dappertutto. Quindi più mangiavo, più stavo male e più dimagrivo. E più dimagrivo, più mia madre mi dava da mangiare. E più mi dava da mangiare… insomma s’è capito.
    Finché poi ebbi la salvezza. Un pediatra del Policlinico di Napoli, tale Luigi Grego capì che la mia era semplice celiachia, e che gli altri dottori erano dei coglioni. Mia madre poté finalmente rilassarsi. Mio padre approvò gioiosamente l’epiteto di Greco verso i colleghi.

    Ci volle un po’ per farmi riprendere. Mi portarono al Pausilipon, un’ospedale che affacciava sul bel mare partenopeo. Ogni giorno un infermiere mi scorciava le maniche della maglietta per farmi la siringa. Mesi dopo, quando finalmente mi fui ristabilizzato, i miei per festeggiare mi portarono al mare, senza finestre a fare da intermediarie. Arrivati sulla spiaggia io, come tutti i bambini, avevo la curiosità di toccare l’acqua. Ma mia madre, attenta, pensò bene di scorciarmi le maniche per non farmi bagnare la maglietta. Ma io vidi il mare, vidi le maniche che si scorciavano, e non potei non fare il collegamento. Mi misi a piangere. Consapevole che di lì a poco sarebbe venuto il grasso infermiere colla siringa.
    Ma non venne. Anche se ci misi un bel po’ a togliermi la paura del mare.

    Se dovessi fare un riassunto di questi due volumi della breve autobiografia tragica dovrei dire che 1, mia madre rischiava di perdere l’utero e quindi io di non nascere. 2, dovevo avere un gemello morto durante il parto, e per puro culo sono nato io e lui no. 3, sono nato celiaco, e ho rischiato di morire a un anno e mezzo.
    Considerando tutto, sono stato abbastanza fortunato, e meno fortunati sono stati i miei che hanno dovuto far fronte a tutte queste sventure. Certo è, però, che il padreterno ce l’ha messa proprio tutta per far loro capire che magari questo figlio disgraziato potevano risparmiarselo.