BREVE AUTOBIOGRAFIA TRAGICA, VOL. 3

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    L’Eucarestia
    E’ che io facevo un sacco di domande al parroco. Domande curiose, ingenue. Tipo perché non esistono preti femmina, o perché San Gennaro ha tutto quell’oro e non lo si può dare ai poveri.
    Per una strana legge di visi e di cattivi giochi, più domande facevo, più il parroco mi voleva bene. Mi dava ricompense, mi proponeva ruoli importanti nel centro pastorale, e a un certo punto arrivò fino a comprarmi le ostie senza glutine.
    Già perché noi celiaci siamo intolleranti pure al corpo di Cristo. Ma l’Associazione Italiana Celiaci (AIC) è sempre solerte; un giorno prese il pane contenente una quantità di glutine decisamente bassa, lo spezzò, lo diede ai membri della curia dicendo Prendete, questo non sarà il corpo del Santissimo, ma ci assomiglia assai.

    Sicché ogni domenica, al momento dell’eucarestia, mentre tutti si mettevano in fila per la remissione dei peccati io, un po’ gigione, sorpassavo la pletora per affacciarmi all’altare dalla sagrestia. Lì era il parroco a raggiungermi per consegnarmi il figlio di Dio senza glutine.
    Inutile nascondere quanto mi sentivo figo ad avere questa corsia preferenziale per la transustanziazione, gettando un occhio distratto agli sguardi increduli del popolo che mi guardava immaginando che fossi quantomeno il figlio del parroco.

    Quest’ultimo intanto raggiunse il suo scopo. Per qualche tempo infatti smisi di fare domande. Ma durò veramente poco, visto che entro un mese abbandonai definitivamente la retta via per trasformarmi in uno sconsacrato peccatore lasciando il cattolicesimo, la parrocchia, e un sacchetto pieno di CorpidiSignòre made in Germany che immagino padre Luigi abbia dovuto spacciare per ostie vere, per non fare andare a male quel ben di dio.
    E’ peccato.