GUIDA GLUTEN FREE

  • GGF: PIZZERIA I DUE PINI, CERCOLA (NA)

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    – Volete un tavolo? Preferite dentro o fuori?
    – Va bene anche dentro.
    – No, fuori si sta meglio. Venite.

    Premetto subito che il servizio, al ristorante pizzeria I due pini, non è stato il massimo. Ma i camerieri esuberanti, poco accorti, un po’ giggioni se a Milano sarebbero riprovevoli, qui si dicono caratteristici.
    Sono tornato a Napoli, e per una serie fortuita di casi mi sono trovato in un paesino, Cercola, a mangiare la pizza celiaca migliore mai assaggiata finora.
    Certo, il mio giudizio sarà viziato dal fatto che torno da Milano, e ogni cosa qui ha un altro sapore – la mozzarella è mozzarella e il pomodoro è pomodoro; sarà che lì non ho mai trovato una pizza con il cornicione gonfio invece che piatto e senza profondità; sarà che l’ultima pizzeria a Milano è stata una tale esperienza che, per lo spavento, quando la racconto mi tengo il portafogli; fatto sta che la Margherita, ai due pini di Cercola, è stata una delizia.

    L’ho ordinata assieme ad altre margherite – normali – a un po’ di birre e una bottiglia d’acqua naturale. Ché a differenza dell’ultima pizzeria, l’acqua non l’hanno portata subito a tavola, ma abbiamo dovuta ordinarla noi! E già, capendo questo, ho iniziato a rilassarmi.
    Meglio ancora… non ce l’hanno portata proprio! Se ne son dimenticati e abbiamo dovuto ordinarla di nuovo.
    La prima cosa che salta all’occhio, infatti, è che la politica dei camerieri di questo locale è quella di fare come cazzo pare a loro.
    Arriva la margherita senza glutine, e poco dopo anche le altre quattro. Vedo subito che la differenza estetica tra le pizze col glutine e quelle senza è minima. Tanto che quelle celiache le mettono in un piatto separato per farle riconoscere ai camerieri. L’assaggio. Gli altri iniziano a chiacchierare. Io godo e taccio.

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  • GUIDA GLUTEN FREE: PIZZERIA LE SPECIALITÀ, MILANO

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    Insomma arrivo a questa pizzeria ché dal sito mi pare che ci tengano parecchio al celiaco.
    Arrivo e dico alla tipa dietro il bancone Un tavolo per due. Mi avvicino, per non dare nell’occhio agli altri clienti, e le dico una cosa a voce bassa, con fare colpevole.
    Lei mi dice Eh?
    Allora glielo ripeto alzando di poco la voce: uno dei due è celiaco.
    Va benissimo!, mi grida la signora. E io pensavo che la cosa le bastasse, ma ovviamente non poteva essere così. Chi dei due è celiaco?, mi domanda.
    Io, guardandomi un po’ in giro circospetto, mi indico. La tizia è ancora più allegra, e io mi stupisco che la notizia della mia intolleranza le abbia provocato tanta gioia. Volevo dirle anche del diabete di mia madre, così, tanto per farla divertire ancora un po’, ma lei mi interrompe subito asserendo: Ti divertirai!

    Mi divertirò. Stasera si ride, penso.
    E già un po’, a istinto, mi veniva da piangere.

    Mi indica a un tizio ben vestito che mi dice Seguitemi e mi porta tra tavoli gremiti di gente che io penso Porco glutine, si mangerà proprio bene qui. Il tipo ben vestito mi indica a un’altra tizia, anche lei ben vestita, che mi porta a un tavolino attaccato a un altro tavolino dove ci sono due ragazze che attendevano le pizze. Ma ormai ci sono abituato, ché Milano è una città democratica, e nei locali vige la politica che non puoi dire un tuo cazzo senza che uno sconosciuto accanto non si possa fare un’opinione su di te.

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  • GUIDA GLUTEN FREE: LA PIZZA CELIACA A MILANO

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    Non è facile essere celiaco a Napoli, e allora mi sono trasferito a Milano.
    Sono sempre stato un illuso.

    Tanto per fare un esempio.
    Come può un napoletano stare senza pizza?
    Ma a Milano, diversamente da quanto pensavo, non ci sono tante pizzerie che fanno “la celiaca”.
    Facendo un accurato studio preventivo su internet, calcolando la facilità di raggiungerle e i commenti degli utenti, ho provato alcune pizzerie milanesi. La prima è stata La rosa antica, che però si chiama anche Panta Rei Club e quindi mi ha reso un po’ complesse le ricerche su google. Ha molti pregi. Si trova non lontano dalla fermata della metro di Moscova, perfetta anche per una passeggiata post-cena; ha spesso musica live; i prezzi non sono esagerati e sono accuratamente riportati tutti sul sito; il sito ha la musichetta di Mary & Max. E non è poco. Se non fosse che – ma lo so, è solo un dettaglio – la pizza celiaca non è che sia proprio buona buona.

    Secondo tentativo: Ristorante Pizzeria Bebop. Già meglio. Raffinato, elegante, attento non solo ai celiaci ma anche ai vegetariani. Anche in questo caso non troppo difficile da raggiungere con i mezzi (il tram numero 9, alla fermata Col di lana, ti porta praticamente accanto al ristorante). Ho trovato la pizza migliore rispetto a quella del Panta Rei, e credo di aver capito che anche quella per non celiaci non è male. Occhio però ai prezzi, un po’ più alti rispetto all’altra pizzeria. In entrambi i casi è meglio avvisare che sta per arrivare un celiaco, che loro si preparano psicologicamente. Al Bebop addirittura bisogna ricordarlo quando si arriva all’ingresso da dove poi vi viene dato il tavolo. Una volta non l’ho fatto e sono stato cazziato (ma avranno le loro buone ragioni).

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