NUTRIRSI

  • DACCI OGGI IL NOSTRO PANE SENZA GLUTINE

    Categorie: autobiografia tragica, Nutrirsi

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    ImmagineE insomma, non so bene come dirlo, ché la cosa mi imbarazza un po’, quindi proverò tutto in una volta: è successo che la rivista Celiachia Oggi ha deciso di pubblicare un’intervista di tre pagine al sottoscritto in cui si parla di me, si parla di questo blog, e si parla di provvisorie guarigioni dalla celiachia (da cui, tanto per essere chiari, non si può guarire).
    Chi fosse interessato può trovare la rivista in edicola proprio in questi giorni, e ci sono anche in cantiere possibilità di collaborazione fra il blog e la rivista stessa. Ma è ancora presto per parlarne.

    Piuttosto, adesso che sono un vip, vorrei raccontare un aneddoto sull’intervista che sicuramente interesserà ai miei fan (o almeno a uno dei due): durante l’intervista mi è stato domandato cosa mi manca di più del cibo “normale”. Di botto stavo rispondendo Il pane. Ho assaggiato innumerevoli tipi di pane preconfezionati dalle grandi marche gluten free, ma non ce n’é nessuno che assomigli a quello normale, quello che ad esempio i miei genitori (vedi parentesi di prima) trovano ogni giorno al supermercato. Me la porto dietro da un po’ questa mancanza, quindi quando Carolina Peciola mi ha domandato Cosa ti manca di più del cibo con il glutine?, io non ci ho pensato troppo: il pane. Poi però ho detto Anzi, no. E la Carolina mi avrà preso per un coglione.

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  • GUIDA GLUTEN FREE: UN PANDORO SOTTO L’ALBERO

    Categorie: Guida Gluten Free, Nutrirsi

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    Motta senza glutine

    Motta senza glutine

    Forse non ci avrete fatto caso. Vi saranno sicuramente sfuggite le lucine a festa fuori i centri commerciali. O la neve finta a sporcare i manichini e le vetrine dei negozi. O gli impetuosi spot dei giocattoli alla televisione, probabilmente avrete cambiato canale proprio quando li stavano per trasmettere e non li avrete visti. E allora ve lo dico io: sta arrivando Natale.

    Natale è questo gigantesco mostro sorridente che arriva una volta l’anno spargendo distrattamente una bava di gioia e letizia, malinconia e depressione. Per l’esattezza arriva in un giorno preciso, quello della nascita del cristo, ma il mostro è talmente grosso che il suo alito arriva mesi prima e gli umori che lascia restano nell’aria per un paio di settimane.

    Manca poco meno di un mese al suo arrivo e già l’aria è contaminata da un’illogica smania di acquisti – sempre più spesso indirizzati a se stessi più che ai propri cari. Smania che, sia chiaro, ha inghiottito anche il sottoscritto. In particolare c’è una cosa che m’è venuta voglia di comprare. E vabbè, se avete letto il titolo l’avete capito subito… il panettone!
    (nel titolo c’è scritto “pandoro” ma era per depistarvi).

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  • VANEGGIAMENTI SUL COLORE ROSA

    Categorie: Nutrirsi, Pubblicità

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    Zerograno PlusNiente, oggi ho letto st’articolo su Il Post che parlava dell’evoluzione del colore rosa.
    Uno di quegli articoli “curiosità”, quelli che li leggi e c’è l’effetto Ecchiselimmaginàva!
    Ve l’immaginavate voi che l’associazione fra il colore rosa e il sesso femminile è avvenuta quasi per caso? Che si è consolidata solo una trentina di anni fa, lo sapevate? Io non ne avevo idea. Né sapevo che prima di allora gli uomini vestivano tranquillamente di quel colore. Anzi, il rosa era inizialmente considerato un colore maschile, “più vicino al rosso (colore forte e virile legato agli eroi e ai combattimenti) mentre il blu veniva associato al colore del velo con cui veniva rappresentata la Vergine Maria.”
    Ora invece la scissione è netta; camerette azzurre per i figlioli, vestitini rosa per le fanciulle. Io non sono un esperto di moda, sia chiaro, ma mi pare che al giorno d’oggi quei pochi uomini che indossano maglioncini rosa lo fanno invece proprio come dimostrazione di virilità: “so ‘talmente masculo che posso indossar financo il rosa senza suscitare perplessità”. Quindi finiscono per vestirsi così solo uomini con grossa autostima – in genere uomini di successo o tamarri (le due categorie possono felicemente coincidere).

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  • BREVE AUTOBIOGRAFIA TRAGICA, VOL. 6

    Categorie: autobiografia tragica, Bulbasaur, Nutrirsi

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    Esodi

    Non so se mi spiego.
    Ho solo venticinque anni, e non mi è capitato di andare spesso all’estero. In generale, però, ho provato a prendere tutte le precauzioni che potevo. Ché sono un tipo previdente, io.
    Era il mio primo viaggio romantico, la prima fidanzata e si partì per Praga. Una destinazione scelta a caso; non ne sapevo assolutamente niente della Repubblica Ceca, né che Praga si trovasse effettivamente in Repubblica Ceca; e a pensarci bene non credo che all’epoca sapessi che esisteva davvero la Repubblica Ceca. Pareva uno stato finto.
    Sono un tipo previdente, dicevo. Stavamo per perdere l’aereo, ma quello non conta. Arrivato a Praga mi si strappò la maglia e non avevo un cambio nello zaino, ma quello non conta. Stavo per farmi fare il cambio monete da un tizio che mi voleva rubare il portafogli, ma quello non conta. A parte questi pochi esempi, lo giuro, sono un tipo previdente.

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  • ARROTOLABILE

    Categorie: Nutrirsi

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    Ieri sera la mia ragazza mi chiama sorniona e mi fa:
    “oggi mi sono fatta una piadina. L’ho piegata in quattro parti, e allora ho pensato a te”.

    ___
    Per chi non avesse capito la simpaticissima allusione, ecco com’è una delle mie piadine senza glutine ancora prima di cacciarla dalla busta (fortunatamente non sono tutte così, ma non mi stupisco più quando apro la dispensa e le trovo in queste condizioni).

    Immagine

    Piadina senza glutine

    Ecco com’è diventata invece quando ho provato a piegarla.

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  • UNA BAD PERSON AL FAST FOOD GLUTEN FREE

    Categorie: Guida Gluten Free, Nutrirsi

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    ImageInsomma, alla fine non ho resistito. Dopo averne parlato qui e qui, ho provato il panino del McDonald’s.
    Arrivo lì e mi faccio la mia bella fila dietro tre ragazzini, dumàschi e nafémmina. Sono minuscoli, ma si punzecchiano allusivamente fra loro con un modo di fare adolescenziale – non per altro sono adolescenti – che mi irrita tanto perché sono una brutta persona e quelle robe lì non mi fanno tenerezza ma rabbia.

    Arriva il mio turno e dico Ho saputo che fate panini per celiaci. E sembra una minaccia. Non so perché lo dico con quel tono; sembra che sia un mafioso che va a fare una rappresaglia. Insomma devo essergli parso una brutta persona, perché in effetti il ragazzo mio coetaneo che sta dietro alle casse va in panico.

    Ma forse semplicemente va in panico perché non gli capita tutti i giorni di vedere un celiaco, e non ha studiato bene come si fanno i panini a queste brutte persone (m’è già successo una volta).
    E devo essere davvero una brutta persona, perché io lo so che loro sono solo dipendenti e non c’entrano niente e hanno pure probabilmente degli stipendi da fame come quello che avrò io appena finisco gli studi; ma in effetti, fra tutte le sfighe di essere celiaco, quando vedo un dipendente spaventarsi perché si trova davanti me, Il Privo Di Glutine, e non sa bene cosa fare, la cosa mi provoca un certo perverso piacere. Ma mi sembra di averlo già detto: sono una brutta persona.

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  • MAMMA, CHE NE DICI DI UN CELIACO ALL’ESSELUNGA? #2

    Categorie: Nutrirsi

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    Ho creato un articolo a parte apposta per chi si annoia, così non ha scuse.
    I fatti sono questi:

    È in ballo una petizione portata avanti da Marina Pellizzari che vi prego di firmare. Ha già superato di parecchio le cinquantamila firme, ma non bastano ancora.
    Lo scopo è quello di poter usufruire dei ticket per celiaci anche nei supermercati e non solo nelle farmacie; in queste, infatti, i prezzi per i prodotti senza glutine sono ingiusti ed eccessivi (esempi sotto mano: mezzo chilo di spaghetti Garofalo – quelli che prendo io – costa circa 4 euro; e cambia poco se compro pasta di altre marche: 500 grammi di pennette Schar – l’azienda leader nel settore dell’alimentazione senza glutine – costa 4,49 euro).

    Firmare invece non vi costa niente, e vi assicuro che per noi è veramente importante. Quindi, anche se non siete celiaci, fate questo favore alla categoria. Se lo siete, fatevelo da soli.
    Grazie a tutti i firmatari.

    PS: Per capire meglio di che si sta parlando, vi ho fatto un breve riassunto nel post precedente.

  • MAMMA, CHE NE DICI DI UN CELIACO ALL’ESSELUNGA?

    Categorie: Nutrirsi, Uncategorized

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    Esselunga

    Premessa 1
    La Celiachia è un’intolleranza alimentare che costringe chi ne è affetto a seguire una dieta permanente, dove tutti i cibi non contengono glutine.

    Premessa 2
    Il glutine è una sostanza bastarda che si trova principalmente nella farina di grano, quindi praticamente in quasi tutta la gamma di piatti della tradizione culinaria mediterranea. Per farla breve, chi è celiaco è allergico alle cose buone.

    Premessa 3
    Dovendo obbligatoriamente fare a meno del glutine, i celiaci sono costretti come dicevo a comprare prodotti senza glutine, che si trovano sia nelle farmacie/parafarmacie (a prezzi esorbitanti), sia da qualche anno nelle grosse catene di supermercati a prezzi – un pochino – più ragionevoli. Neanche poi tanto, eh? Ma comunque.

    Premessa 4, e fra poco arriva il bello
    Dato che la cura per questa malattia è comprare per tutta la vita questi prodotti, e dato che questi prodotti come dicevasi costano un fottìo, lo Stato assegna a ogni celiaco una sorta di buono (il cui valore cambia da regione a regione) per ottenere gratuitamente i prodotti che ci servono a tirare avanti (pasta, biscotti, farina senza glutine…)
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  • UN PANINO CELIACO AL MC DONALDS – OVVERO I’M HATING IT, PARTE 2

    Categorie: Blogosfera, Nutrirsi

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    Nello scorso post ho scritto della nuova proposta del Mc Donald’s, di cui avevo letto su un sito di una blogger: si diceva che il Mc stesse pensando di lanciare panini per celiaci a partire da settembre, ma che in cambio avrebbe tolto da mezzo le patate fritte che non sarebbero più state gluten free.
    Mi sono andato a fare un giro sul sito di quella blogger, tale Maria Paola, e ho scoperto una cosa fantastica: non è vero che il McDonald’s ci toglie le patatine! E, sembra, che non sia vero nemmeno che voglia lanciare il panino per celiaci. Insomma mi sono accorto solo stamattina che era tutto uno scherzone e che ci sono cascato in pieno. Quel post da cui avevo letto queste notizie è infatti datato primo aprile (peraltro 2012), ed io sono stato pigro nel non andarlo a notare prima. Chiedo scusa.
    Ma.

    Ma poi mi sono ricordato che io quella notizia l’avevo letta anche da qualche altra parte, così ho ricominciato le indagini senza glutine (stavolta verificando la data, giuro!), e ho ritrovato l’articolo sul sito dell’Aic Lombardia che conferma la notizia:  addirittura qui, in un articolo la cui ultima modifica risale a meno di un mese fa, si dice che sono già in commercio panini celiaci nei McDonald’s. In sostanza, l’Aic informa che non ha ancora potuto fare le opportune verifiche per stabilire che quei panini siano effettivamente privi di glutine, ma intanto il Mc li vende, ed è a libera scelta dei celiaci comprarli o meno.
    Solo alcune regioni restano temporaneamente fuori dai giochi, ma in generale sembra che il Mc si sia accorto di noi. E che potremo mangiare ancora patatine e ingrassare come tutti i non celiaci!

    Pare assurdo, ma il pesce d’aprile della Maria Paola si è realizzato.
    Speriamo che il prossimo post lo fa sul fatto che la celiachia in realtà è un’intolleranza da cui si guarisce. Hai visto mai…

  • I’M HATIN’ IT – OVVERO MAMMA, CHE NE DICI DI UN CELIACO NEL MCDONALD’S?

    Categorie: autobiografia tragica, Nutrirsi

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    Quando ero piccolo si andava tutti al McDonald’s, che a quell’epoca da noi era una novità. Quel locale rosso e giallo gestito dalla statua di un pagliaccio era per noi come un’ambasciata americana; una miniriproduzione di quei villaggi della Nato che fioriscono nelle nostre zone, ma con una differenza non di poco: ci potevi entrare. Perché era più turistico, più giovane e, cosa non secondaria, più economico.

    Nei suoi Happy Meals trovavi statuine e giochini raffiguranti personaggi di film – americani, of course – visti sugli schermi proprio in quei giorni. Il mio primo contatto fisico con il mondo del cinema è stato forse quel modellino svitato di Hercules che stringevo fra le mani fingendo di analizzarne le fattezze, ché ero troppo grande per poterci giocare davanti agli amici e troppo piccolo per non pensare che ci avrei giocato a casa.

    Detto questo, per quanto riguardava il cibo, la situazione per me era pressoché identica a quando si andava in pizzeria… sempre patatine fritte mangiavo.
    E la statuetta di Hercules la persi nell’enorme parcheggio esterno, sotto lo sguardo sornione di quel cazzo di pagliaccio.
    Ci pensai per tutto il lungo viaggio di ritorno, muto, sui seggiolini di dietro. Per me il mc Donald’s era una gran rottura di coglioni. Ma devo ammettere, lasciatevelo dire da un esperto di patate fritte – che Siffredi mi farebbe un baffo se solo parlassimo dello stesso tipo di patate: quelle del Mc sono proprio buone.

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