NUTRIRSI

  • MAMEY – OVVERO MAMMA, CHE NE DICI DI UN CELIACO A COLAZIONE?

    Categorie: Guida Gluten Free, Nutrirsi

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    Ricordo ancora bene la mia prima colazione al bar, ma colazione seria. Quando cioè ho potuto chiedere al barista un cornetto al cioccolato, vedermelo portare al tavolo, e poterlo intingere nel mio bel cappuccino. Al primo morso di quella brioche bagnata di latte schiumato mi sono commosso, giuro. E la ricordo così bene la mia prima colazione al bar – ma colazione seria – perché è stata poche settimana fa. A ventiquattro anni.

    Ilaria mi voleva fare una sorpresa e una mattina mi sveglia di buon ora dicendomi Dobbiamo uscire. Era presto. La mando a cagare e torno a dormire. Era veramente presto. Ma lei insiste, aveva programmato di portarmi in questo posto. Dopo un paio d’ore mi convinco e salto in piedi. Usciamo.

    A Buccinasco, poco fuori Milano, hanno aperto questo negozio che si chiama Mamey. Un’idea geniale: un normale store per la celiachia con annesso… un bar. Un piccolo bar per fare una pausa prima o dopo la spesa celiaca. Non è geniale?

    Se ti stai chiedendo Mbè? E che c’è di geniale in un bar?, allora non sei celiaco. E vaffanculo, insensibile.

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  • NON C’È PEGGIOR CIECO DI CHI È CELIACO

    Categorie: autobiografia tragica, Nutrirsi

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    Oggi molti ristoranti sono attrezzati per poter rispondere al meglio anche alla fame dei celiaci; perlomeno un pacco di pennette rigate senza glutine ce l’hanno un po’ tutti. Ma per molto tempo non è stato così. Quando – per guadagnare qualcosa e illudendomi di avvicinarmi al cinema – facevo l’assistente a un operatore di video per matrimoni, ho potuto girare un po’ per ristoranti. Anche a noi tecnici era offerto il pranzo dagli sposi, ma solo alcuni camerieri mi rispondevano cordiali che non c’era nessun problema e che mi avrebbero portato un piatto di pasta celiaca. Altri mi guardavano spaventati, credendo che stessi facendo loro la supercazzola.

    Di solito i camerieri che mi trattavano meglio erano biondi, grassi, quasi sempre donne. Quando vedevo una grassona teutonica che si avvicinava al tavolo dei tecnici del matrimonio – fotografi, video-operatori, assistenti, tastieristi, strimpellatori più o meno esperti di chitarra o mandolino, storpiatori di canzoni classiche napoletane, tutti rinchiusi in un tavolino all’angolo che non dessero disturbo ai veri invitati – quando la biondona ci si avvicinava gentile coi piatti caldi da distribuire al nostro tavolo, io aspettavo il mio turno e poi, inarcando il viso a cucciolo di cerbiatto a cui hanno appena ucciso il padre, dicevo che No, grazie, io il primo non lo mangio ché non posso, anche se ho fame, non posso; sono celiaco.

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  • THE MORTAL GAME (CHI HA I DENTI NON HA PANE E CHI HA PANE È CELIACO) – LEVEL THREE

    Categorie: Nutrirsi

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    Riassunto dei levels one e two da quest’estate ho iniziato mio malgrado un gioco che consiste nell’ottenere la possibilità, anche a Milano, di poter avere l’esenzione degli alimenti per celiaci. Sembrerebbe un giochino semplice, se non fosse per il malvagio tizio dell’Asl che ce la mette tutta per impedirmi di vincere. Sostiene infatti che i miei documenti certifichino la celiachia solo in Campania, regione da cui provengo, e non in Lombardia. Quindi, avendo fatto residenza a Milano, non posso più prendere alimenti a Napoli perché paradossalmente non sono più celiaco in Campania; non posso prenderli qui perché non sono ancora celiaco in Lombardia.
    In sostanza, al momento, sono guarito.

    Level three

    È passato più di un mese da quando ho dovuto chiedere, stremato, l’aiuto all’AIC, l’Associazione Italiana Celiaci per risolvere la situazione. Dopo alcune settimane dalla richiesta d’aiuto ricevo una mail dalla direttrice dell’associazione. Mi dice che per ottenere l’erogazione dei prodotti senza glutine basta un documento che testimoni che sono celiaco, indipendentemente dalla regione in cui è stato fatto. Mi sento sollevato; sembrava fosse un discorso logico solo per me. Mi chiede anche, la direttrice, di inviargli i documenti che ho portato alla Asl, in modo da cercare di risolvere la questione. Lo faccio. Sparisce. Nel frattempo le scorte di cibo diminuiscono.
    La ricontatto dopo un’altra settimana per capire se i documenti erano giusti. Dopo tempo mi risponde che stanno valutando il problema con la Regione. Riscompare. Vengo poi a sapere che mio padre, di sua iniziativa, ha iniziato anche lui una corrispondenza elettronica  con l’AIC per cercare di risolvere il problema. Anche a lui risponde la direttrice in persona: Mi faccia inviare da suo figlio tutta la faccenda; è la terza mail che le mando spiegando la gravosa storia, ma pur di farla finita, gliela mando. Sparisce di nuovo. Inizio ad avere fame.
    Allora basta. Capisco che per ora devo vedermela da solo. Decido di tornare all’Asl. E qui inizia il bello.

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  • THE MORTAL GAME (NON DI SOLO PANE SENZA GLUTINE VIVE L’UOMO) – LEVEL TWO

    Categorie: Nutrirsi

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    Riassunto del level one: trasferendomi a Milano, ho implicitamente accettato di partecipare a un gioco di merda: riuscire ad ottenere l’erogazione degli alimenti senza glutine anche qui. Ma il tizio a forma di becchino dietro lo sportello alla Asl è subdolo, malvagio, e mi sottopone a svariate prove per ottenere il mio risultato; la più difficile e grottesca di queste prove è il dover dimostrargli che sono celiaco. Scopro infatti che in Italia si può essere celiaci in una regione alla volta. Se sono celiaco in Campania non è detto che lo sia anche in Lombardia.

    Level two

    Guarda guarda chi torna con la coda fra le gambe, mi dice ghignando il signor Asl.
    Torno solo per dirle che è assurdo tutto questo! Per farmi timbrare dai lombardi un documento campano mi han detto che devo attendere fino al trentuno gennaio! E io come faccio nel frattempo?, rispondo io furioso.
    Tutto qui? Sei tornato solo per dirmi questo? E io che pensavo che ti mancassi, continua lui. Ma ti prometto che ci vedremo sempre più spesso.
    Cosa vuole dire?
    Che tu non sei residente a Milano. Quindi quando finalmente mi dimostrerai di essere celiaco ed avrai diritto all’erogazione degli alimenti, dovrai tornare qui una volta al mese! In questo modo io, di volta in volta, ti darò un foglio con il permesso di ritirare gli alimenti anche per quel mese.
    E’ ridicolo!
    E’ la sanità italiana. E considera che quella lombarda dicono sia la migliore.

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  • GGF: PIZZERIA I DUE PINI, CERCOLA (NA)

    Categorie: Guida Gluten Free, Nutrirsi

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    – Volete un tavolo? Preferite dentro o fuori?
    – Va bene anche dentro.
    – No, fuori si sta meglio. Venite.

    Premetto subito che il servizio, al ristorante pizzeria I due pini, non è stato il massimo. Ma i camerieri esuberanti, poco accorti, un po’ giggioni se a Milano sarebbero riprovevoli, qui si dicono caratteristici.
    Sono tornato a Napoli, e per una serie fortuita di casi mi sono trovato in un paesino, Cercola, a mangiare la pizza celiaca migliore mai assaggiata finora.
    Certo, il mio giudizio sarà viziato dal fatto che torno da Milano, e ogni cosa qui ha un altro sapore – la mozzarella è mozzarella e il pomodoro è pomodoro; sarà che lì non ho mai trovato una pizza con il cornicione gonfio invece che piatto e senza profondità; sarà che l’ultima pizzeria a Milano è stata una tale esperienza che, per lo spavento, quando la racconto mi tengo il portafogli; fatto sta che la Margherita, ai due pini di Cercola, è stata una delizia.

    L’ho ordinata assieme ad altre margherite – normali – a un po’ di birre e una bottiglia d’acqua naturale. Ché a differenza dell’ultima pizzeria, l’acqua non l’hanno portata subito a tavola, ma abbiamo dovuta ordinarla noi! E già, capendo questo, ho iniziato a rilassarmi.
    Meglio ancora… non ce l’hanno portata proprio! Se ne son dimenticati e abbiamo dovuto ordinarla di nuovo.
    La prima cosa che salta all’occhio, infatti, è che la politica dei camerieri di questo locale è quella di fare come cazzo pare a loro.
    Arriva la margherita senza glutine, e poco dopo anche le altre quattro. Vedo subito che la differenza estetica tra le pizze col glutine e quelle senza è minima. Tanto che quelle celiache le mettono in un piatto separato per farle riconoscere ai camerieri. L’assaggio. Gli altri iniziano a chiacchierare. Io godo e taccio.

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  • GUIDA GLUTEN FREE: PIZZERIA LE SPECIALITÀ, MILANO

    Categorie: Guida Gluten Free, Nutrirsi

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    Insomma arrivo a questa pizzeria ché dal sito mi pare che ci tengano parecchio al celiaco.
    Arrivo e dico alla tipa dietro il bancone Un tavolo per due. Mi avvicino, per non dare nell’occhio agli altri clienti, e le dico una cosa a voce bassa, con fare colpevole.
    Lei mi dice Eh?
    Allora glielo ripeto alzando di poco la voce: uno dei due è celiaco.
    Va benissimo!, mi grida la signora. E io pensavo che la cosa le bastasse, ma ovviamente non poteva essere così. Chi dei due è celiaco?, mi domanda.
    Io, guardandomi un po’ in giro circospetto, mi indico. La tizia è ancora più allegra, e io mi stupisco che la notizia della mia intolleranza le abbia provocato tanta gioia. Volevo dirle anche del diabete di mia madre, così, tanto per farla divertire ancora un po’, ma lei mi interrompe subito asserendo: Ti divertirai!

    Mi divertirò. Stasera si ride, penso.
    E già un po’, a istinto, mi veniva da piangere.

    Mi indica a un tizio ben vestito che mi dice Seguitemi e mi porta tra tavoli gremiti di gente che io penso Porco glutine, si mangerà proprio bene qui. Il tipo ben vestito mi indica a un’altra tizia, anche lei ben vestita, che mi porta a un tavolino attaccato a un altro tavolino dove ci sono due ragazze che attendevano le pizze. Ma ormai ci sono abituato, ché Milano è una città democratica, e nei locali vige la politica che non puoi dire un tuo cazzo senza che uno sconosciuto accanto non si possa fare un’opinione su di te.

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  • DIMMI

    Categorie: Dialogoi, Nutrirsi

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    – Salve, mi scusi.
    – Dimmi.
    – Vorrei sapere se per caso fate pizze per celiaci.
    – Pizze? La capricciosa, dici?
    – No no, non è un tipo di pizza…
    – Ah…
    – Chiedevo solo un’informazione…
    – Dimmi.
    – Per i celiaci fate qualcosa?
    – No no, grazie, non ci interessa.
    – Ma che ha capito, scusi?
    – Perché?
    – Allora, è semplice. Le chiedevo se fate qualcosa per gli intolleranti al glutine.
    – Io ogni anno faccio la beneficenza all’amref. Però con la crisi che c’è, quale elemosina posso mai…
    – Guardi, senta…
    – Dimmi.
    – Lasci stare. Arrivederci.
    – Ma dove vai? Siediti che ti faccio una pizza!

    Non è un paese per celiaci.
    Continuerò ad indagare fra le pizzerie milanesi. Per il momento ci sono le solite quattro.
    Ne hai qualche altra da suggerirmi? Dimmi.

  • GUIDA GLUTEN FREE: LA PIZZA CELIACA A MILANO

    Categorie: Guida Gluten Free, Nutrirsi

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    Non è facile essere celiaco a Napoli, e allora mi sono trasferito a Milano.
    Sono sempre stato un illuso.

    Tanto per fare un esempio.
    Come può un napoletano stare senza pizza?
    Ma a Milano, diversamente da quanto pensavo, non ci sono tante pizzerie che fanno “la celiaca”.
    Facendo un accurato studio preventivo su internet, calcolando la facilità di raggiungerle e i commenti degli utenti, ho provato alcune pizzerie milanesi. La prima è stata La rosa antica, che però si chiama anche Panta Rei Club e quindi mi ha reso un po’ complesse le ricerche su google. Ha molti pregi. Si trova non lontano dalla fermata della metro di Moscova, perfetta anche per una passeggiata post-cena; ha spesso musica live; i prezzi non sono esagerati e sono accuratamente riportati tutti sul sito; il sito ha la musichetta di Mary & Max. E non è poco. Se non fosse che – ma lo so, è solo un dettaglio – la pizza celiaca non è che sia proprio buona buona.

    Secondo tentativo: Ristorante Pizzeria Bebop. Già meglio. Raffinato, elegante, attento non solo ai celiaci ma anche ai vegetariani. Anche in questo caso non troppo difficile da raggiungere con i mezzi (il tram numero 9, alla fermata Col di lana, ti porta praticamente accanto al ristorante). Ho trovato la pizza migliore rispetto a quella del Panta Rei, e credo di aver capito che anche quella per non celiaci non è male. Occhio però ai prezzi, un po’ più alti rispetto all’altra pizzeria. In entrambi i casi è meglio avvisare che sta per arrivare un celiaco, che loro si preparano psicologicamente. Al Bebop addirittura bisogna ricordarlo quando si arriva all’ingresso da dove poi vi viene dato il tavolo. Una volta non l’ho fatto e sono stato cazziato (ma avranno le loro buone ragioni).

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