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  • SPONTINI

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    – E quindi tu non puoi mangiare la pizza di Spontini? Che pena.

    – Non mangio tutto ciò che contiene glutine. Quindi, per dire, le cose fatte con la farina di grano non posso pigliarle… dolci, pizza, pasta…

    – Non mangi la pasta?

    – Mangio pasta fatta con altre farine. Ormai anche la Garofalo e la Barilla fanno la pasta per i celiaci.

    – La Barilla? Quella che non fa la pasta ai gay?

    – Beh, più o meno sì, quella.

    – La fa per i celiaci?

    – … Se ti stai chiedendo come si regolano coi celiaci gay, non ne ho idea.

    – La Barilla fa la pasta per i celiaci.

    – Ti sembrerà strano ma sì, come tantissime altre marche anche più buone. Usano farine alternative…

    – Tipo?

    – La farina di mais, per dire. O quella di soia…

    – Aggià che esiste la farina di soia!

    – Sì.

    – Si fa un sacco di cose con la farina di soia!

    – Già.

    – Almeno puoi mangiare anche tu la pizza: la pizza di soia!

    – Non fa una piega.

    – Esiste anche il latte di soia, cioè quindi sei tipo senza problemi!

    – Ssssssì…

    – Che è?

    – No, è che in realtà il latte me lo posso bere… di solito nessuno ci mette la farina dentro.

    – Ah.

    – Eh, sai…

    – Ho detto una catsata.

    – Ma figurati.

    – Però non puoi mangiare la pizza da Spontini.

    – Quella no.

    – Che pena!

  • MAMMA, CHE NE DICI DI UN CELIACO ALL’ESSELUNGA?

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    Esselunga

    Premessa 1
    La Celiachia è un’intolleranza alimentare che costringe chi ne è affetto a seguire una dieta permanente, dove tutti i cibi non contengono glutine.

    Premessa 2
    Il glutine è una sostanza bastarda che si trova principalmente nella farina di grano, quindi praticamente in quasi tutta la gamma di piatti della tradizione culinaria mediterranea. Per farla breve, chi è celiaco è allergico alle cose buone.

    Premessa 3
    Dovendo obbligatoriamente fare a meno del glutine, i celiaci sono costretti come dicevo a comprare prodotti senza glutine, che si trovano sia nelle farmacie/parafarmacie (a prezzi esorbitanti), sia da qualche anno nelle grosse catene di supermercati a prezzi – un pochino – più ragionevoli. Neanche poi tanto, eh? Ma comunque.

    Premessa 4, e fra poco arriva il bello
    Dato che la cura per questa malattia è comprare per tutta la vita questi prodotti, e dato che questi prodotti come dicevasi costano un fottìo, lo Stato assegna a ogni celiaco una sorta di buono (il cui valore cambia da regione a regione) per ottenere gratuitamente i prodotti che ci servono a tirare avanti (pasta, biscotti, farina senza glutine…)
    (altro…)

  • BULBASAUR: A SHORT MOVIE (TEASER)

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    Poi tra una cosa e l’altra senza glutine provo a diventare regista.

  • THE MORTAL GAME (EPILOGO)

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    No perché magari era poco chiaro.

    Sono finalmente stato abilitato a prendere i prodotti senza glutine a Milano, dopo tanto peregrinare fra Asl e Aic.
    Ed è vero che ho mandato una quantità esagerata di mail per cercare di farmi sentire dall’una e dall’altra;
    è vero che sono andato più volte all’Asl – le prime volte invano;
    è vero che mi hanno fatto fare il giro degli sportelli perché nessuno sapeva bene come regolarsi, facendomi ognuno ripetere il mio problema per poi scaricarmi a un altro sportello dove forse ne sapevano di più;
    è vero che sono dovuto scendere a Napoli per cambiare il mio medico, che mi hanno fatto prenotare una visita dal gastroenterologo perché dimostrassi di essere ancora celiaco, che ho dovuto fare la residenza a Milano. Insomma è vero tutto quello che ho raccontato in modo esasperato nei tre post del Mortal Game.

    O quasi tutto.

    Sì perché, per dire, la questione del tizio assurdo della Asl che mi perseguitava e mi buttava la farina addosso e mi parlava con accento tedesco, lo ammetto, quella me la sono inventata.
    Era così, per farci dell’ironia e non deprimermi del tutto, e volevo chiarirlo.

    Sì, lo so, lo so che era scontato.
    Vi spiego: è che leggendo il commento di Hermann all’ultimo capitolo del Mortal Game, ho pensato che forse era poco chiaro, e allora ho pensato di scrivere questo post.

    Poi però, mentre scrivevo, ho riflettuto sul fatto che costui dice di lavorare in una Asl lombarda e si firma con un nome tedesco. E allora ho capito tutto.

    P.S. Caro Hermann, se leggi questo post… non ti offendere, sto solo scherzando.

  • QUELLA VOLTA DI SOLE

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    Quindi passeggiavo lungo il naviglio grande, ché quando c’è quel sole qui, pure Milano pare bella. E stamattina passeggiavo.

    Di fronte al ponticello c’è il Libraccio; due piani di carta nuova e usata che m’attrae puntuale quando passo di lì e son solo e c’è quel sole qui. C’ho speso nonsoquànto tempo in mezzo a quelle quarte di copertina, e in quel nonsoquànto tempo, pensavo che

    • Sulla copertina del mio libro ci voglio dei disegni;
    • In effetti prima o poi devo finirlo di scrivere, il mio libro;
    • Pure prima di girare quest’ultimo cortometraggio ne parlavo come se già fosse finito e ragionavo su un eventuale seguito;
    • Quando mi fisso troppo su un’idea da realizzare, ci penso così tanto da convincermi che sia un capitolo chiuso. Se qualcuno non mi ricorda che devo ancora realizzarla passo ad altro;
    • Per quanto un libro possa essere affascinante, usato e a poco prezzo, la spilorceria di uno studente fuori sede e senza lavoro vince sempre, portandoti alla mente tutti i libri che hai da leggere, e al poco tempo che hai per leggerli;
    • Un libro non letto da comprare ha un fascino sempre maggiore di un libro non letto già comprato;
    • Devo ancora leggere il libro che mi ha regalato Ilaria a ottobre. Non me l’ha ancora dato, ché vuole leggerlo prima lei. Ma dice che è mio e che quando lo voglio basta che dirglielo e me lo presta;
    • Per quanto possa essere costoso un drink, la sciatteria di uno studente fuori sede, anche se senza lavoro, vince sempre, potandoti a pensare che si vive una volta sola, che si deve bere finché si è giovani, e altri luoghi comuni più o meno convincenti;
    • Se assumessero solo per la domenica, ci lavorerei al Libraccio;
    • Uscire da una libreria dopo due ore di consultazione senza comprare niente, mi provoca un imbarazzo che mi porta a fingere di parlare al cellulare quando passo davanti ai commessi;
    • La prima parte della frase precedente, quella fino alla prima virgola, se finisse con “non ha prezzo” sarebbe una tipica frase idiota da facebook;
    • Ormai i commessi del Libraccio penseranno che sono una persona che consuma un sacco di traffico telefonico. O che sono un idiota. Con o senza facebook;
    • Sono mesi che non aggiorno il blog, eppure qualcosina da dire ce l’avrei da quando sono diventato celiaco anche a Milano. Ma con quel sole qui, magari raccolgo giusto qualche pensiero sparso, ché poi, almeno per oggi, preferisco passeggiare.

    Ché con quel sole qui, mi sa che oggi ci torno, al naviglio.

  • SOGNANDO LA BECKHAM

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    Se – e si noti che mi sto muovendo nel mondo delle ipotesi; Se noi si vivesse – e con noi intendo gli esseri umani, ma anche i celiaci; insomma tutti. Se noi tutti si vivesse in un mondo veramente libero – con anche tutte le conseguenze negative a cui una simile possibilità porterebbe; Se noi tutti si vivesse in un mondo veramente libero e privo di autocensure etiche – e quindi probabilmente anche di un autocoscienza critica; se si vivesse in un mondo così, mi piacerebbe andare da Gwyneth Paltrow, da Victoria Beckham, da Rachel Weisz, e insomma abbottarle di cazzotti.
    Da parte dei celiaci, gli direi, mentre affonderei le nocche nella pelle.

    Ma siamo nel mondo reale, quello che conosciamo, e io non sono ancora arrivato a simili livelli di pazzia – no, davvero, non sono pazzo; quindi sciaguratamente devo essere persino grato a queste dive – l’ultima è Lady Gaga – se hanno deciso di fare diete prive di glutine.
    Loro che potrebbero mangiare di tutto.
    Per favorire la loro forma fisica, dicono, queste quattro zoccole.
    Devo essere grato a queste tipe, dicevo, perché facendo una simile pubblicità alla dieta celiaca può darsi che aumentino donne scoppiate di questo tipo, che mangiare in questo modo diventi un trend, e che i commercianti si convincano finalmente che preparare prodotti per celiaci è anche un investimento intelligente, oltre che un forte sostegno psicologico per chi, socialmente deviato, a un certo punto si trova a sognare di picchiare famose dive hollywoodiane.

    Sul serio, no. Non sono pazzo.

  • PARLO COME MANGIO

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    Oggi ho sognato di togliermi una maschera da zorro durante un pranzo e urlare Vi ho mentito! La celiachia me la sono inventata perché a tavola non avevo argomenti di conversazione!

  • LA CORTESIA DEGLI SCONTRINI

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    – Avanti il prossimo. Dimmi.
    – Buongiorno!
    – Dimmi.
    – Sì, guardi, vorrei un gelato.
    – Siamo al banco dei gelati, sicuramente non vuoi una pizza.
    – …….  Beh…
    – Dimmi i gusti.
    – Ah sì, allora… mmm… vediamo…
    – Presto!
    – Sì, scusi. Nocciola e cioccolato.
    – Finalmente!
    – Mi scusi. Ah, mi raccomando non mi dia il cono, ma la vaschetta…
    – Il cioccolato non c’è…
    – … perché sono celiaco e quindi….
    – … ti metto il kinder…
    – … il cono non me lo posso mangiare.
    – Ecco il tuo cono.
    – Ma guardi…
    – Avanti il prossimo.

    A volte mi sento leggermente spiazzato quando sugli scontrini trovo scritto “Grazie per averci scelto. Arrivederci”.

  • E’ PREMESSO?

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    Questo non è un blog di cucina.
    Ché io sono scarso a cucinare, e se non avessi altra scelta, non accetterei mai di mangiare qualcosa preparata da me.
    E non è un blog di informazione scientifica. Ché io, pur essendo celiaco, sono un testone ignorante che per non sentirsi un diverso rifiuta di informarsi più del dovuto.
    E nemmeno qui si tenta di formare una comunità dei celiaci che s’incontrano a fare raduni privi di glutine ché io sono introverso e pure un po’ asociale e stronzo.

    Sì, scusa Angelo, ma allora che cazzo è ‘sto sito? 
    E che ne so, io? non mi state addosso! è…. è un sito che…. un blog in cui uno che…
    Oddìo, ma saranno fatti miei, no?

    Ecco!
    Ecco, appunto… è un blog di fatti miei.
    Inerenti la misera vita di un misero celiaco.
    Per ora accontentiamoci, ma via via cercherò di capire meglio che strada pigliare.
    È una premessa. 

  • INTOLLERANZA ZERO

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    – Ma che fai? Guarda che dovevi andare a destra.
    – Non ti accompagno a casa.
    – Come non mi accompagni?
    – Guardami in faccia. Non noti niente?
    – Senti, per piacere…
    – Guardami in faccia.
    – Io tengo fame!
    – E guardami!
    – Ti sto guardando, Savè, fai schifo, come sempre. Accompagnami a casa.
    – Non lo vedi il sorriso?
    – Il che?
    – Il sorriso! Sto sorridendo.
    – (pausa) Io non lo volevo nemmeno il passaggio, Savè.
    – Oggi ti porto a mangiare con me!
    – Savè, ti giuro, fammi scendere, non dico niente a nessuno.
    – Angelo…
    – Savè…
    – Reggiti forte…
    – Saverio…
    – Mi hanno dato una promozione!
    – Ma vafanculo, Savè.

    – Ora passiamo a prendere Luca e vi porto a mangiare una bella pizza in un posto che so io.
    – Eh…
    – Che c’è?
    – Non per fare il guastafeste, ma il fatto è che sono celiaco. Io la pizza non me la posso mangiare…
    – Ah già, sei celiaco.
    – E lo so…
    – Ma che problema c’è? Lasciamo perdere la pizza. Conosco un ristorantino dove fanno la spaghettata migliore di Napoli.
    – Eh…
    – Nemmeno la spaghettata?
    – Quella è proprio la farina di grano che non posso pigliare.
    – Vabbuò, Angelo, pigliamo il toro per le corna. Ci facciamo il classico panino e birra, che ne dobbiamo fa del primo piatto?
    – Eh…
    – Ah già… il panino!
    – Veramente anche la birra…
    – Che cI mettono la farina dentr’a birra?
    – No, però c’è comunque il glutine… e io a quello sono intollerante.
    – E tu ti pigli qualche altra cosa, Angelo. Pigliati un babbà, che ti posso dire.
    – Potessi mangiarlo…
    – Un panzerotto.
    – Come se avessi accettato.
    –  Un cannuolo siciliano!
    –  Ritenta.
    – ‘Na porzione di patate fritte!
    – Possono essere contaminate.
    – Un po’ di zucchero a velo!!!
    –  Può essere rischioso…
    (la macchina frena bruscamente.)
    Scendi da questa macchina!
    – Savè…
    – SCENDI, TI HO DETTO!

    Non è facile essere celiaco a Napoli, e allora mi sono trasferito a Milano.
    Sono sempre stato un illuso.