IL MINUTO D’ODIO

  • AUTHOR: // CATEGORY: Il minuto d'odio

    5 Comments

    A quelli che quando ammetti d’essere celiaco ti rispondono Vabè, ormai c’è tutto, non vi manca niente.
    Cioè… ragazzi… no.
    All’inizio sorridevo accettando la rassicurazione, ma via via diventava evidente che la cosa consolasse più loro che me. Non si sa bene per quale motivo, ma se qualcuno è malato negli altri, i sani, nasce una sorta di senso di colpa. Ma se questa malattia diventa sopportabile, il senso di colpa si affievolisce, e quindi Sì, sei malato, ma mica poi tanto?, ora cambiamo argomento?


    Ho aperto questo blog proprio per dimostrare, attraverso aneddoti di vita quotidiana, quanto ci risultino difficoltose anche le cose più normali, come farsi portare una pizza a domicilio o uscire senza essere costretto a mangiare sempre patate fritte, o trovandosi fuori casa potersi fare un panino al primo alimentari perché non si ha avuto il tempo di pensare al pranzo. Sono piccole cose, ma che accumulate in un’intera vita aprono un fastidioso varco con chi vive normalmente.

    Non mi permetto di fare comparazioni tra la celiachia e malattie ben più gravi, ma è un fatto che ci sono molte cose che noi celiaci non possiamo fare. A livello sociale, io mi sento un handicappato. Che la situazione sia molto migliorata rispetto a una decina di anni fa, e che ci siano sempre più rampe che abbattano le barriere architettoniche, non toglie che questo è un mondo fatto a scale.
    E che l’Italia, in particolari modo, non è un paese per celiaci.

    Edit: Quando ho scritto questo articolo ero ingenuamente convinto che le patate fritte fossero la mia salvezza fuori casa. Oggi so che invece sono quasi sempre contaminate, perché fritte nella stessa friggitrice in cui vengono preparate cotolette e altri cibi col glutine.
    Insomma non ci rimangono manco le patate fritte!
    Che amarezza!

  • Pingback: Il minuto d’odio | senzaglutine | Scoop.it()

  • Luca

    Caro, sai quanto ci tengo a te :)
    Però…”A livello sociale, io mi sento un handicappato”, bhe dai…è forte come espressione; come GIUSTAMENTE ti irriti della finta benevolenza degli sguardi altrui…immaginati come una persona handicappata veramente potrebbe irritarsi ad una frase del genere ;)
    Un abbraccio !

  • Devo ammettere che la frase può sembrare un po’ forte, però continuo a non vederci niente di sbagliato. Senza voler assolutamente fare il maestrino, handicap sta per svantaggio, impedimento. E la celiachia è un grosso handicap sociale; che poi ci siano handicap molto, ma molto, più seri non lo metto in dubbio. Ho tenuto per questo a specificare, nella frase precedente a quella che hai citato, che “non mi permetto di fare comparazioni tra la celiachia e malattie ben più gravi”. Resta il fatto che questa malattia è un impedimento sociale, e non ci vedo niente di offensivo verso chi è impedito più di me.
    Se poi per handicappato la gente pensa che mi volessi paragonare le mie piccole sventure a quelle del disabile che non può uscire di casa per le barriere architettoniche, allora spero di aver chiarito l’equivoco con il resto del commento.

    • Sono assolutamente d’accordo.
      Pure io mi sento “socialmente” handicappata, ma chi non è celiaco non lo capisce…

  • Giulia Mugianesi

    Appena scoperto di essere celiaca, ringrazio il cielo di aver letto queste righe. Almeno mi hai risparmiato un altro minuto d’odio…e ne ho provati tanti, ma tanti in un solo mese…..!