REPORT SMASCHERA L'”AFFARE CELIACHIA”

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    Questa sera Report ha dedicato la puntata alle leggi italiane scritte male.
    Fra queste si è soffermata su quella del 2001 che regolamenta l’erogazione dei prodotti senza glutine ai celiaci.

    Il servizio è molto breve: niente di nuovo per chi è celiaco, ma finalmente il programma televisivo di RaiTre cala la maschera al florido mercato del senza glutine, andando a fare luce su tanti argomenti interessanti.
    Proviamo a riassumerli per punti:

    1 – Nel servizio si fanno presenti prima di tutto le discrepanze di prezzo degli stessi prodotti quando vengono venduti nei supermercati (per ottenere i quali, i celiaci devono pagare) e nelle farmacie (dove invece i celiaci tendono a porsi meno il problema, visto che sono erogabili gratuitamente).


    2 – Tali erogazioni sono regolamentate da un decreto del 2001 realizzato quando il cibo senza glutine era quasi introvabile e veniva venduto solamente nelle farmacie. Adesso questo decreto copre circa 5000 prodotti, spesso non indispensabili per la dieta senza glutine, come merendine piene di olio di palma e arancini fritti.

    3 – Si fa notare che fra i prodotti erogabili esistono, ad esempio, cioccolatini venduti 100 euro al chilo.

    4 – Questa manovra quindi diventa una spesa enorme per lo Stato, aggravata dal fatto che i celiaci sono sempre più in aumento, e quindi sempre più persone hanno diritto ad usufruire gratuitamente di questi prodotti.

    5 – Quando un giornalista di Report chiede come mai i prodotti per celiaci costano così tanto, gli viene risposto che è dovuto alla qualità delle materie prime. In realtà buona parte dei prodotti per celiaci sono fatti con materie a basso costo, non seguendo alcuna prevenzione delle malattie per le quali si muore oggi.

    6 – Si fa infine notare che il sistema dei prezzi è semplicemente viziato dal fatto che sono i produttori dei cibi GF a fare il prezzo. Non esiste alcun controllo da parte dello Stato, che approva semplicemente i prezzi smisurati dei prodotti venduti nelle farmacie e nei negozi per celiaci.

    Conclusioni
    La conclusione a cui arriva la Gabanelli, a fine servizio, è che chiaramente il decreto del 2001 va riformulato e aggiornato. Lei propone di erogare i prodotti glutenfree solo ai celiaci sotto una determinata fascia di reddito. Aggiunge poi che bisognerebbe eliminare dalla lista dei prodotti erogabili quelli non indispensabili alla dieta senza glutine.

    Io direi di più. E cioè che, da celiaco, farei tranquillamente a meno della “mutua” che mi passa i prodotti, con tutte le gabole che ne conseguono (come ad esempio il fatto che se mi trovo in una regione in cui non ho residenza non posso prendere i prodotti, perché assurdamente vengo considerato celiaco solo in una regione per volta).
    Quindi sì, lo ripeto, farei a meno di questo perverso meccanismo, andando a fare la spesa al supermercato come tutte le persone normali. A patto però che esista un dannato controllo dei prezzi balordi messi su da produttori senza scrupoli che cavalcano l’onda dell’affare Celiachia.