THE MORTAL GAME (CHI HA I DENTI NON HA PANE E CHI HA PANE È CELIACO) – LEVEL THREE

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    Riassunto dei levels one e two da quest’estate ho iniziato mio malgrado un gioco che consiste nell’ottenere la possibilità, anche a Milano, di poter avere l’esenzione degli alimenti per celiaci. Sembrerebbe un giochino semplice, se non fosse per il malvagio tizio dell’Asl che ce la mette tutta per impedirmi di vincere. Sostiene infatti che i miei documenti certifichino la celiachia solo in Campania, regione da cui provengo, e non in Lombardia. Quindi, avendo fatto residenza a Milano, non posso più prendere alimenti a Napoli perché paradossalmente non sono più celiaco in Campania; non posso prenderli qui perché non sono ancora celiaco in Lombardia.
    In sostanza, al momento, sono guarito.

    Level three

    È passato più di un mese da quando ho dovuto chiedere, stremato, l’aiuto all’AIC, l’Associazione Italiana Celiaci per risolvere la situazione. Dopo alcune settimane dalla richiesta d’aiuto ricevo una mail dalla direttrice dell’associazione. Mi dice che per ottenere l’erogazione dei prodotti senza glutine basta un documento che testimoni che sono celiaco, indipendentemente dalla regione in cui è stato fatto. Mi sento sollevato; sembrava fosse un discorso logico solo per me. Mi chiede anche, la direttrice, di inviargli i documenti che ho portato alla Asl, in modo da cercare di risolvere la questione. Lo faccio. Sparisce. Nel frattempo le scorte di cibo diminuiscono.
    La ricontatto dopo un’altra settimana per capire se i documenti erano giusti. Dopo tempo mi risponde che stanno valutando il problema con la Regione. Riscompare. Vengo poi a sapere che mio padre, di sua iniziativa, ha iniziato anche lui una corrispondenza elettronica  con l’AIC per cercare di risolvere il problema. Anche a lui risponde la direttrice in persona: Mi faccia inviare da suo figlio tutta la faccenda; è la terza mail che le mando spiegando la gravosa storia, ma pur di farla finita, gliela mando. Sparisce di nuovo. Inizio ad avere fame.
    Allora basta. Capisco che per ora devo vedermela da solo. Decido di tornare all’Asl. E qui inizia il bello.

    Arrivo furioso allo sportello del bieco dipendente dell’Asl, quello a forma di becchino che mi sta causando tutti questi problemi. Mi guarda timoroso, forse per paura del caporeparto che sta sistemando delle scartoffie dietro di lui. Gli urlo che non è possibile non poter avere gli alimenti che dovrei ricevere di diritto solo perché secondo lui in Lombardia non sono celiaco; è assurdo che io debba sottopormi a un esame invasivo per dimostrargli di essere celiaco anche a Milano! Il caporeparto mi osserva, incuriosito. Poi guarda il becchino. Allora lui, preso in contropiede, mi rassicura.
    – Ma no, non preoccuparti. Vedrai che sistemiamo tutto. Dammi pure i documenti che risolviamo.
    Sorride imbarazzato, lanciando occhiate preoccupate al caporeparto che, guardandolo con sospetto, esce di scena. Io gli metto sul tavolo tutti i documenti che ormai mi porto in giro notte e giorno. Li guarda con faccia sconsolata. Finché non nota una, piccolissima, carta.
    Cos’è quella?, mi chiede con gli occhi luccicanti.
    La tessera d’esenzione di quando ero in Campania.
    Sorride. Ce l’hai la tessera d’esenzione lombarda?
    Mi cascano le braccia. Non ce l’ho.
    Ma è semplice. Devi andare agli sportelli e fartene fare una. Poi torna pure qui e risolviamo.

    Non mi rassegno. Si tratta solo di perdere altro tempo, sottoquest a cui sono abituato da quando ho iniziato questo gioco. Arrivo agli sportelli, prendo il numero, aspetto paziente il mio turno, e vado verso il vetro.
    Dietro lo sportello vedo un uomo identico in tutto al bieco becchino, con la differenza di un paio di baffi visibilmente finti e un accento marcatamente tedesco.
    Puonasera zignore. Coza poso fare per foi?
    Lo guardo schifato. Sto al gioco perché non mi va di fare altre discussioni. Gli spiego tutta la faccenda con aria annoiata. Lui mi ascolta con occhi interessati. Poi, quegli occhi, gli si intristiscono.
    Oh, che pecato, zignore! Lei defe fare fisita gastroenterolocica per potere afére ezenzione prodotti di celiachìa.
    Ancora una volta spiego che mi sembra assurdo bla bla bla.
    Lui, sempre più desolato, mi risponde Purtroppo la situazione non tipente ta me. Profi a antare primo piano stanza centofenticinche. Se le faranno tezera di ezenzione torni pure qui e risolfiamo.
    Lo guardo per qualche minuto in silenzio. Lui ha ancora la faccia intristita, ma attorno alle labbra una piccola ruga che tradisce la sua voglia di ridere. Esco e mi reco con tutti i soliti documenti alla stanza 125 del primo piano.

    Fortunatamente qui non c’è nessuno in coda. Arrivo fuori la porta e trovo una donna bionda sedutasi appena in tempo al momento del mio arrivo. Non avevo nemmeno bisogno che si girasse verso di me per capire che era ancora lui, il maledetto beccamorto. Aveva una parrucca bionda con la frangetta e un’aria da signora per bene. Indifferente mi siedo davanti alla sua scrivania e noto, sempre più indignato, l’ennesima prova della sua idiozia.
    Buongiorno giovanotto, mi dice con voce stridula.
    Hai dimenticato di toglierti i baffi, gli dico.
    Lui spalanca gli occhi, coprendosi d’istinto la bocca. Poi si ridà un tono, e dice Lei non è molto bravo a trattare con le donne, vero?
    Mi rifiuto ancora di fare discussioni. Per l’ennesima volta spiego tutta la faccenda che ormai io, lui, voi, e la direttrice dell’Aic sappiamo a memoria. Lui/lei per l’ennesima volta mi chiede i documenti. Prima che me lo faccia notare, gli dico che il documento che testimonia la mia celiachia è fatto in Campania ma che siccome è una malattia da cui non si guarisce sono celiaco anche in Lombardia per forza di cose. Mentre dico queste parole arriva una collega del becchino che, ascoltate queste ultime frasi, dice al collega con la parrucca Beh, allora mettigli il codice e rimandalo agli sportelli per farsi fare la tessera, è a posto così.
    Il becchino le manda occhiate demoniache, ma lei non le nota. Mi si scrive il codice da portare agli sportelli. Ci torno.

    Lì aspetto dietro il vetro il solito becchino che arriva affannato tenendo in mano la parrucca.
    Hai portato i documenti?, mi chiede parlando col fiatone.
    Ma non eri tedesco?, gli chiedo di rimando posandogli il codice davanti.
    Hai rotto i coglioni!, chiude secco dandomi finalmente la tessera rosa di esenzione.
    Con questa tessera – che si aggiunge alla marea di documenti che fanno ormai parte degli accessori del mio vestiario quotidiano – mi reco al primo sportello, quello dove ho conosciuto il bieco becchino e dove mi aspetto di ritrovarlo. Ma non trovo nessuno.
    Aspetto qualche minuto e poi arriva, sudato per tutti questi spostamenti. Si allenta la cravatta e si siede asciugandosi con un fazzoletto.
    Mi scappa una risata. Gli dico che non ha più l’età per certi giochini.
    Mi guarda inviperito. Da sotto il banco dello sportello caccia un sacco di farina che inizia a buttarsi in bocca dicendo Mmmm ma quant’è buona questa farina di grano zerozero! Mmmm…
    Non ha notato, il deficiente, che dietro di lui c’è ancora il caporeparto che assiste alla scena a bocca spalancata.
    Il becchino se ne accorge. Ha cominciato lui!, urla indicandomi e sputando farina dalla bocca ormai bianca più del suo pallido viso.
    Arrivato al suo massimo livello di degradazione mi consegna i documenti necessari di esenzione, sorvegliato dal caporeparto. Mi dice rassegnato che da domani potrò andare in qualsiasi farmacia.

    Mi viene da piangere. Il gioco è finito, e finalmente – non avrei mai pensato di poterlo dire – finalmente sono tornato celiaco!

    GAME OVER

  • meno male c’è il lieto fine

    stavo già organizzando invio viveri per resistenza ad oltranza

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  • Ti ringrazio per il supporto, Vale! Ma per fortuna questa storia è finita. Anche se, a dirla tutta, non mi sentirò tranquillo finché la farmacista non mi avrà passato i primi viveri. :)

  • Questo blog è fan ta sti co.
    Ci si sente meno soli…
    :)

    • Grazie mille! La mia autostima sentitamente apprezza! :D

  • Hermann

    Sono celiaco anche io,lavoro in un asl, e credo poco al tuo lungo iter . . .per fortuna per te,siamo in lombardia e credo che se forse hai avuto un leggero quì pro quò,non credo alla grande sceneggiata che hai descritto,con tanto di tedeschi e baffetti e parrucche varie. . gratifica chi ti dà una ottima dimora e un S.S.R.(servizio sanitario REGIONALE) con i controcazzi . . saluti;Hermann Goering