THE MORTAL GAME (NON DI SOLO PANE SENZA GLUTINE VIVE L’UOMO) – LEVEL TWO

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    Riassunto del level one: trasferendomi a Milano, ho implicitamente accettato di partecipare a un gioco di merda: riuscire ad ottenere l’erogazione degli alimenti senza glutine anche qui. Ma il tizio a forma di becchino dietro lo sportello alla Asl è subdolo, malvagio, e mi sottopone a svariate prove per ottenere il mio risultato; la più difficile e grottesca di queste prove è il dover dimostrargli che sono celiaco. Scopro infatti che in Italia si può essere celiaci in una regione alla volta. Se sono celiaco in Campania non è detto che lo sia anche in Lombardia.

    Level two

    Guarda guarda chi torna con la coda fra le gambe, mi dice ghignando il signor Asl.
    Torno solo per dirle che è assurdo tutto questo! Per farmi timbrare dai lombardi un documento campano mi han detto che devo attendere fino al trentuno gennaio! E io come faccio nel frattempo?, rispondo io furioso.
    Tutto qui? Sei tornato solo per dirmi questo? E io che pensavo che ti mancassi, continua lui. Ma ti prometto che ci vedremo sempre più spesso.
    Cosa vuole dire?
    Che tu non sei residente a Milano. Quindi quando finalmente mi dimostrerai di essere celiaco ed avrai diritto all’erogazione degli alimenti, dovrai tornare qui una volta al mese! In questo modo io, di volta in volta, ti darò un foglio con il permesso di ritirare gli alimenti anche per quel mese.
    E’ ridicolo!
    E’ la sanità italiana. E considera che quella lombarda dicono sia la migliore.

    Il malvagio becchino della Asl mi ha fatto capire di avere un’altra missione da compiere: richiedere la residenza a Milano. Così facendo non dovrò mese per mese rivedere la sua brutta faccia, ma l’erogazione degli alimenti mi verrà aggiornata in automatico.
    Accetto di buon grado, purché questo gioco finisca. Mi reco agli uffici di via Larga mezz’ora prima dell’apertura, pur di non trovare fila. Alle otto sono già lì fuori. Ed è già lì fuori anche la fila.
    Fa niente, attendo paziente, entro negli uffici, mi faccio dare il numero, aspetto di essere chiamato e consegno tutti i documenti.
    Sto per diventare milanese! Ma mi dicono che per completare la richiesta bisogna aspettare un quaranta/cinquanta giorni. Arriverà a casa un messo comunale a cui dovrò dimostrare di vivere davvero qui a Milano. Porca troia, ‘sti milanesi non si fidano per un cazzo, penso.

    Mi sento sconsolato. Non posso più ritirare gli alimenti giù a Napoli perché ormai lì non ho più il medico di base. Non posso ritirarli ancora a Milano perché qui non sono ancora celiaco. Ho un po’ di scorte a casa, ma vorrei risolvere la questione prima che finiscano . Decido di ricorrere all’aiuto più importante per noi celiaci: l’Associazione Italiana Celiachia.

    Qui inizia una parte surreale: scrivo una mail all’Aic spiegando tutta la mia situazione. Dopo qualche giorno mi viene finalmente risposto. La mail dice Inoltreremo la sua richiesta a chi è più di competenza.
    Passano altri giorni e finalmente un’altra mail: mandami il tuo numero di telefono che così parliamo a voce, mi scoccio di scrivere.
    Lo faccio. Ma non vengo chiamato.

    Decido allora di chiamarli io. Era ieri mattina. Verso le undici. Chiamo, e una voce registrata mi rimanda a un’altra voce registrata che mi dice Mi spiace, si può parlare con l’associazione solo dal martedì al giovedì, dalle nove alle dodici. Guardo di nuovo l’orologio, poi il calendario, e penso che sto diventando pazzo. Forse è martedì mattina solo a Napoli, a Milano devo dimostrarlo.
    Mi chiudo in un angolino della mia stanza e inizio a sentire freddo, fissando il vuoto.

    Finalmente, durante il pomeriggio, vengo contattato da una signorina gentilissima facente parte dell’associazione. Le spiego tutta la storia e spero in un suo aiuto. Lei per tutto il tempo riesce solo a dire Ummadònnaaa, Poverinooo, Eccomesifàààà?, Chedisgràziaa!
    Mi fa talmente tenerezza che vorrei consolarla, dirle che tutto si aggiusterà, ringraziarla per la telefonata e riagganciare. Ma non ho le forze.
    Poi la signorina ha un moto di fermezza e decide di affrontare la questione: mi chiede di inviargli via mail tutta la storia per iscritto (di nuovo!), scrivendo anche l’indirizzo e il numero della Asl in cui lavora quel maledetto beccamorto. La situazione si fa tesa.
    Immagino che la signorina ha intenzione di chiamarlo per dirgli Ma quel poverinoooo, ma come faaaa?, ma che disgraziaaaa.
    Non so come finirà questo gioco di merda, ma so che la sfida tra Aic e Asl ha inizio. Il bene contro il male. E ci sarà un unico vincitore. Che, lo spero tanto, mi darà una mano co’ sta storia degli alimenti.

    FINE SECONDO LIVELLO

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